martedì 20 maggio 2014

Genova si ama da sola


Sia chiaro a tutti:
Genova si ama da sola.
Non ha bisogno di levigate rime
o di elegie dorate.
Ha nei suoi vuoti
e nei suoi colmi atroci
la vena di ogni musica.
Malinconia bruciante
e tenere tempeste.
Se dal suo ventre antico
risali per l’inferno truce
dei ghetti e delle ardesie
fino al paradiso inerme
dell’incatenato mare
lo capirai:
Genova si sa amare da sola.
Non ha rispetto degli altri
o di sé stessa
eppure s’ama
di quell’amore acuto
che è farsa e malinteso.
Nelle sue genti fischiano
i venti delle burrasche oblique
dalla sua bocca colano
i canti forti ed aspri
della montagna nuda.

Genova non chiede nulla
perché non vuol ridare.
Resta nel golfo
abbandonata al mare
fredda come un cristallo
incastonato al monte.
E si lascia poi guardare
attonita lei pure
chiusa nel pugno
perduta e senza onore.

lunedì 19 maggio 2014

Insetto curioso




Come un insetto curioso
mi sono ridotto a capocchia di spillo
e sono entrato nella tua stanza.
Ho finto di essere un portagioie
e ho posato la mia indecenza sul tuo scrittoio.
Mi hai aperto,
hai frugato nelle vestigia del mio passato e,
scodinzolando,
hai richiuso il coperchio.
Come un aereo di carta
confezionato da mani inesperte
ho volato zigzagando nel cielo degli uomini.
Sono sceso in picchiata nella notte
a trafugare sogni
e nel silenzio ho brucato
erbe sapienziali da giardini incantati. 
Come un barchino giocattolo 
ho navigato le sporche acque del desiderio,
infestate da pesci passionali e cavallucci mastini.
In un gorgo di piume bagnate
ho perso ogni destrezza
e son tornato a galla,
morbida luna riflessa
nello specchio in frantumi.

venerdì 16 maggio 2014

Maldida!


Poesia di sigarette
smozzicate, imperfette
Poesia senza denti
per le morti imminenti
Poesia derelitta
al sapor di sconfitta.

Martoriate canzoni
ritrovate nei cessi
di fetenti stazioni

Sgangherati tatuaggi
rovesciati nel ventre
di assassini selvaggi

Coccodrilli fonetici
dentro agli occhi fanatici
di poeti lunatici.

Poesie massacrate
su due labbra emaciate
Poesie di stricnina
a cui il giorno s’inchina
Poesie di tormento
per l’idiota scontento
Poesia dedicata
a questa vita infangata.

martedì 13 maggio 2014

Natura morta


 
I tuoi languidi capelli
persi nel cuscino
macchia di corallo antico
rovo di profumi amico.
Il sonno profondo che ti spoglia
e trasforma in rivolta la veglia.
Le nostre battaglie e risse
fra le dirute scosse
che furon di passione.
L’anello che ti regalai
immobile fra i tuoi indumenti
sogno e religione
di una morta stagione.
Il mio sguardo che rapisce
corrode, intuisce
il corpo e le sue lune
per appropriarsene
svuotarlo mentre dorme.
Il mazzo delle chiavi sul tavolino
angolo estremo
di un mondo al confino
paradossale scherzo
per chi entra e chi esce
per chi ha toccato il fondo.
E la fine tra noi
caduta sulla stuoia
negli occhi di quel gatto
che placido s’annoia.

lunedì 12 maggio 2014

Underwood


Il nonsense della voce
nella quiete notturna
la suite della mia storia

Gelo di castelli
sull’umida tundra e gli ontani
canti d’uccelli
che sanno d chiesa e d’anime inquiete

Cavalieri argonauti
le gigantesche reliquie di quercia

Amori forti come radici
lotte di funghi invisibili
che cercano la luce

Scosse elettriche di piccoli fremiti
animali in fuga nella brughiera

Impulsi misteriosi dalle profonde gole
della foresta oscura
dall’omertoso inconscio

La danza delle lepri nell’erba
come un rito satanico, imperituro

Il grido del lupo, indecifrabile
come il domani
come una profezia celeste
piovuta dalle stelle

Metafore antiche
rivisitate dal lampo e dal tuono

Farsi sorprendere dal grido della civetta
è come dedicare un pensiero alla morte

Laggiù, fra le rocce solitarie
la carcassa di un cervo
è la sua canzone

venerdì 9 maggio 2014

Equivoci


 
Il mondo è una
         costellazione
                     di equivoci

Tutto
      spinge
            e brucia

Nulla
      osserva
               e tace

L’eclissi
        del dolore
               e’ uno stanco mito

Dobbiamo convivere
                    e apprezzare
                               la coerenza del suo graffio

  L’ebbrezza delle gioia
                     è  un rapidissimo schiaffo

mercoledì 7 maggio 2014

Sciilia




Terre arse di rocce nere
Terre asperse di pietra bianca
Terre sparse di tufo e lava

La carcassa di un rottweiler fra le spighe essiccate e i fiori gialli
L’odore intenso della morte nel volo concentrico delle mosche eccitate
L’ostentata presenza di un corvo sul ceppo d’arenaria, nel campo

Gli hanno sparato al grosso cane
Gli hanno sparato in testa a quell’infame
Lo hanno finito così quel grosso cane

Un colpo di frusta, un foro in mezzo agli occhi
Pistola in uso alla mafia, calibro 9 parabellum
Da queste parti la lotta fra cani è un passatempo diffuso

La bestia ha uno squarcio buio sotto al collo
Denti affilati, cortesie da pitbull per sventrarlo
Non c’è pietà nel sale amaro della sconfitta

Forse in questo modo, da una carogna,
nacque la pietra su cui troneggia il corvo
forse è in una ferita crudele che la pietra
si fonde con il cielo e l’uomo con gli dei

Terra dura che vince sempre
Terra nuda che chiede sangue
Terra sorda che non ti ascolta

Il corvo si destreggia fra i muretti a secco
Chiede la sua parte, deve volare in alto
Il sole brucia
E il tempo si consuma