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martedì 13 maggio 2014

Natura morta


 
I tuoi languidi capelli
persi nel cuscino
macchia di corallo antico
rovo di profumi amico.
Il sonno profondo che ti spoglia
e trasforma in rivolta la veglia.
Le nostre battaglie e risse
fra le dirute scosse
che furon di passione.
L’anello che ti regalai
immobile fra i tuoi indumenti
sogno e religione
di una morta stagione.
Il mio sguardo che rapisce
corrode, intuisce
il corpo e le sue lune
per appropriarsene
svuotarlo mentre dorme.
Il mazzo delle chiavi sul tavolino
angolo estremo
di un mondo al confino
paradossale scherzo
per chi entra e chi esce
per chi ha toccato il fondo.
E la fine tra noi
caduta sulla stuoia
negli occhi di quel gatto
che placido s’annoia.

martedì 29 aprile 2014

L' Aristocratico




Raccontami di te
Della tua tristezza antica
Di quel cielo sporco
Che ci sovrasta
Della solitudine amica
Che arreda le tue stanze
Ed io ti ascolterò in silenzio
Come una mezza parola
Portata dal vento
Come un Dio aristocratico e solo
Come l’eco nel tempo

lunedì 28 aprile 2014

Il vecchio



Vecchio
si alzò dalla sedia di paglia
e gettò nello specchio le sue mille rughe
di terra e fatica.

Lento
si avvicinò al camino
e allungò la mano destra
con un moto ieratico.

Freddo
risultò l'approccio
con la pipa di legno
incastonata d'avorio.

Cauto
la pose fra le labbra
e assaporò il tabacco
per l'ultima volta.

I suoi occhi erano trasparenti, un giorno forse azzurri,
oggi grigioperla, d'indefinito chiarore.

Grave
con il passo pesante
e il fiato breve
si trascinò alla porta.

Aspra
si aprì alla corte
la soglia consumata
di pietra scura e frassino.

Bianco
di lana bianca
di uccelli bianchi
grondava bianco il cielo.

Austero
il vecchio fece tre passi
e colse il profumo di pane caldo
che intorpidiva il giorno.

Le sue labbra erano vetri, un giorno rubini forse,
oggi salgemma, cicatrizzati amori.

Certo 
si mosse
verso il bosco di quercie
contando le pietre sul ciglio.

Stanco
giunse alla méta
e si sedette sul ceppo
che sorgeva nel folto.

Acuto
Scandagliò dal profondo
la natura del buio
che riempiva la macchia.

Unico
un fiore azzurro
balenava ai suoi piedi
concupendo la vista.

I suoi petali erano lacrime, cristalli forse un giorno, 
oggi ricordi, cocci intorpiditi.
  
Il vecchio
con le sue dita rose
colse quel fiore
e si sdraiò nell'erba.

Supino
vide la luce in alto

avvicinò le palpebre
e si lasciò morire.

Importuno
scivolò un gran vento
fra le mani congiunte
nell'estremo rigore

Calda
scese la notte
nella radura assorta
e diventò quel fiore
il corpo arrotolato
del vecchio addormentato.

giovedì 24 aprile 2014

A una ragazza cieca




Due occhi spenti,
ricchi d'azzurro,
d'un blu assoluto e muto
come sul mare cheto.
Una dolcezza disarmata
dalla movenza arcuata,
china nel suo universo nero
e arrotolata, supina.
Le linee del viso tragiche
con  sfumature magiche,
da animale acuto
che annusa l'aria al buio.
Lei cieca,
chiusa in una sfera antica
di bronzo e notte amica,
con il silenzio intorno
ed una lacrima nel giorno.

lunedì 14 aprile 2014

Mi guardi, ti guardo




Mi guardi.
Ti invito.
Mi tocchi.
Ti sfioro.
Sei spezia per la mia lingua,
sono grano per i tuoi denti.
Mi baci.
Ti mordo.
La luna sorride virtuosa.
La notte si scopre viziosa.
Nei tuoi occhi senza fine,
una fine.
Nei miei occhi privi di un prima,
il sempre. Ci amiamo,
ed ogni gesto e' un'epica,
ogni carezza il solstizio di primavera.
Mi dai il piacere che hai preso
da una corsa nel bosco.
Ti do' il dolore che ho colto
all'ombra di un camposanto.
Mi graffi.
Ti stringo.
Hai palpebre di carta sottile,
e mani da strega.
Ho braccia carnivore
e unghie  acuminate.
Davanti a me un animale ferito.
Di fronte a te un cacciatore crudele.
Sei fulgida bellezza.
Sono la nuda verita'.
Tu  urli, io grido.
L'aria e' gelida, 
bollente il mistero.
Ti sciogli.
Mi placo.
L'azzurrita' delle tue iridi
si fa verde acqua.
Il fuoco nella mia voce
si spegne.
Sei tu la luna, adesso.
Ed io la tua notte, ora. 
Le mie labbra muoiono nelle tue.
Il tuo seno cresce in me.
Non  dormi. 
Non dormo.
Restiamo abbracciati
ad osservare questa favola argentea
che vive,
che muore
in un lago salato.
Ora ci sono le stelle
nel cielo abbuiato e profondo.
La luna sorride pensosa
e la notte si scopre virtuosa.