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lunedì 19 maggio 2014

Insetto curioso




Come un insetto curioso
mi sono ridotto a capocchia di spillo
e sono entrato nella tua stanza.
Ho finto di essere un portagioie
e ho posato la mia indecenza sul tuo scrittoio.
Mi hai aperto,
hai frugato nelle vestigia del mio passato e,
scodinzolando,
hai richiuso il coperchio.
Come un aereo di carta
confezionato da mani inesperte
ho volato zigzagando nel cielo degli uomini.
Sono sceso in picchiata nella notte
a trafugare sogni
e nel silenzio ho brucato
erbe sapienziali da giardini incantati. 
Come un barchino giocattolo 
ho navigato le sporche acque del desiderio,
infestate da pesci passionali e cavallucci mastini.
In un gorgo di piume bagnate
ho perso ogni destrezza
e son tornato a galla,
morbida luna riflessa
nello specchio in frantumi.

lunedì 12 maggio 2014

Underwood


Il nonsense della voce
nella quiete notturna
la suite della mia storia

Gelo di castelli
sull’umida tundra e gli ontani
canti d’uccelli
che sanno d chiesa e d’anime inquiete

Cavalieri argonauti
le gigantesche reliquie di quercia

Amori forti come radici
lotte di funghi invisibili
che cercano la luce

Scosse elettriche di piccoli fremiti
animali in fuga nella brughiera

Impulsi misteriosi dalle profonde gole
della foresta oscura
dall’omertoso inconscio

La danza delle lepri nell’erba
come un rito satanico, imperituro

Il grido del lupo, indecifrabile
come il domani
come una profezia celeste
piovuta dalle stelle

Metafore antiche
rivisitate dal lampo e dal tuono

Farsi sorprendere dal grido della civetta
è come dedicare un pensiero alla morte

Laggiù, fra le rocce solitarie
la carcassa di un cervo
è la sua canzone

lunedì 5 maggio 2014

Quando vacillamente la



 
Quando la mente oscilla
Vacilla
Traballa
Dal trespolo la voglia
Di morte si scaglia.
In forma di torma
Di sparvieri
Groviglia
Le unghie nere, rapaci
Sul torace
E attaglia
Le spalle tue
Incapaci di fuga.
Soggiaci
Privato di forza
Senza scorza
E legato alla cinghia
Che ringhia
Alla gola
Ti spendi
Nell’ultima luce
Ti arrendi
Alla mitica croce
La crepa
Nel crampo
Della vita si spacca
E l’occhio d’inferno
Bivacca nel cielo
Fiamma di vulcano
Che trita la notte.
Arpie
Grifoni
Tritoni
Castroni feroci
Insozzano il vento
Di atroci
Purezze violate.
Cani di buio
Distorti
Latran famelici
La buffa
Canzone
Dei morti
E i diavolo appare
Cromato d’acciaio
Tremendo pollaio
Di ratti e fanfare
Roccia che sboccia
Schiavo da odiare
Incancrenito guaio
Triceratopo gaio.

lunedì 14 aprile 2014

Lo sciopero delle cose




Le cose sono entrate in sciopero.
La mia giacca di pelle si e' rifiutata
di farsi indossare e, schiva,
e' andata ad arrotolarsi in un angolo buio,
frusciando leggera come un serpente
sazio del pasto.
La tazza ha rigurgitato il caffelatte 
sul tavolo della cucina
con mille lingue beffarde,
in pieno raptus creativo. 
Che dire poi dei due rissosi mocassini
che saltellando mi hanno calpestato i piedi ripetutamente
per poi girare le suole all'insu',
neri insetti voltati di dorso.
Del cellulare neanche a parlarne,
mi ha urlato nell'orecchio bestemmie ed insulti
in tre lingue diverse.
Disperato,  ho tentato di afferrare il gran mazzo di chiavi
ma era attaccato al magnete del televisore
e formava con esso un rigido blocco
di irremovibili convinzioni antitetiche.
Allora, nudo, mi sono seduto per terra
e ho fantasticato foreste, 
animali sconosciuti,
una bellissima donna dai seni fulgenti.
E ho benedetto lo sciopero delle cose.

Red moon



 
Luna rossa, cattiva, luna di sangue.
Luna arancione, pingue.                            
Luna di febbre, langue.                        
Luna che grida sulle risaie,
flessa nell'acqua fra le topaie.
Luna che parla di rabbia e silenzi
 e che racconta la storia degli empi.
Ghiaccia nei campi,
torce fra i rami,
provoca i cani.
Luna ferita,
luna spezzata,
gloria di diavoli e luce di sabbia.
Gabbia di nebbia.
Feroce occhio di mostri lontani,
antelucani.
Luna granito,
selciato scalfito.
Luna che accendi i tuoi ceri dolenti,
muovi le rocce,
scavi i tormenti.
Luna di fuoco rombante nel cielo,
donna celata dietro ad un velo.
Luna bollente che trema nei polsi,
astro cocente,
fiamma ustionante.
Luna scarlatta,
mia meretrice,
bestia infelice,
torbida e sciatta,
luna di latta.

Insetto curioso





Come un insetto curioso
mi sono ridotto a capocchia di spillo
e sono entrato nella tua stanza.
Ho finto di essere un portagioie
e ho posato la mia indecenza sul tuo scrittoio.
Mi hai aperto,
hai frugato nelle vestigia del mio passato e,
scodinzolando,
hai richiuso il coperchio.
Come un aereo di carta
confezionato da mani inesperte
ho volato zigzagando nel cielo degli uomini.
Sono sceso in picchiata nella notte
a trafugare sogni
e nel silenzio ho brucato
erbe sapienziali da giardini incantati. 
Come un barchino giocattolo 
ho navigato le sporche acque del desiderio,
infestate da pesci passionali e cavallucci mastini.
In un gorgo di piume bagnate
ho perso ogni destrezza
e son tornato a galla,
morbida luna riflessa
nello specchio in frantumi.