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martedì 27 maggio 2014

I borghesi


Alcuni non han più capelli
ma si fingono arieti
terminators pelati
senza ciuffi, sgraziati.
Tant’altri ricordan cicogne
fogne di nervi e cavetti
alti magri stretti
orme di vermi difformi.
Sono i borghesi
ai loro fili appesi.
Coi loro stracci accesi
le loro donne smunte
rimasugli di step
unte mortadelline di germi.
Con quale dilemma
cadeau, stratagemma
ci cuciono addosso lo stemma
dell’arida spocchia
che scoppia?
Appaiono scemi
ma siedono ai remi
del grande battello ubriaco.
Poiché essi sono
immantinente esistono
e mai usciranno
dall’insistenza acuta
dell’avido secondo.
D’altronde è in questo mare
che sorgono le onde
del resto è in questo cesto
che atroce cresce il mondo. 

giovedì 22 maggio 2014

Dolce morte


 
Una coppia di manette velenose.
Due sergenti solforosi.
Le tragiche telecamere pietrificate.

E tu nel mezzo.
Catatonico non proprio tonico.

Catalessi di luce.
Lenta disperazione.
Il sole ti guarda.
Nei suoi solfeggi malinconici
la dea della guerra si addormenta.

La tua donna.
Così lontana.
Così bella.
Lo screzio è un intarsio nel petto.
Il ricordo un dolore indigesto.

Presto sarai giustiziato.
Ti raggiungerà una parabola esangue.
L'arte di morire prevede che tu pianga.
Ma tu non verserai lacrime
elisioni del tempo remoto
migrazioni al centro della paura.

Riderai.
Come un delfino guizzerai.
Nell'acqua della notte
nella solitudine erotica
che il vento ti ha portato.

Con il tuo mazzo di carte
per un gioco d'azzardo.
Con il tuo odore di periferia
per una spenta illusione.
Con la tua fortuna immaginata
in uno scrigno di follia.
Con il tuo delitto sulla schiena.

Con la tua donna
così dolce
così bella
così bambina

Come la morte, adesso.
Come la dimenticanza, ora.

Di te resterà il se.
Se avessi avuto.
Se fossi stato.
Se avessi voluto.
Se.

mercoledì 7 maggio 2014

Sciilia




Terre arse di rocce nere
Terre asperse di pietra bianca
Terre sparse di tufo e lava

La carcassa di un rottweiler fra le spighe essiccate e i fiori gialli
L’odore intenso della morte nel volo concentrico delle mosche eccitate
L’ostentata presenza di un corvo sul ceppo d’arenaria, nel campo

Gli hanno sparato al grosso cane
Gli hanno sparato in testa a quell’infame
Lo hanno finito così quel grosso cane

Un colpo di frusta, un foro in mezzo agli occhi
Pistola in uso alla mafia, calibro 9 parabellum
Da queste parti la lotta fra cani è un passatempo diffuso

La bestia ha uno squarcio buio sotto al collo
Denti affilati, cortesie da pitbull per sventrarlo
Non c’è pietà nel sale amaro della sconfitta

Forse in questo modo, da una carogna,
nacque la pietra su cui troneggia il corvo
forse è in una ferita crudele che la pietra
si fonde con il cielo e l’uomo con gli dei

Terra dura che vince sempre
Terra nuda che chiede sangue
Terra sorda che non ti ascolta

Il corvo si destreggia fra i muretti a secco
Chiede la sua parte, deve volare in alto
Il sole brucia
E il tempo si consuma

mercoledì 30 aprile 2014

Un grigio abdicare



La vena emerge sottopelle
come un fiume silenzioso cosparso di fiori neri
mentre tu mi guardi
e rivedi in me le tue timide paure.

Principessa infelice, adolescente in rotta.

Nei tuoi occhi perlati
un vasto lago di disperazione
quei tuoi occhi azzurri
acqua di pura fonte.
   
Mi chiedi la formula d' argento
che schiude il paradiso
la porta dell'oblio.

Sciolgo la malinconia di una generazione
nel sorso d'eroina
e ti regalo il bacio della morte.

Che subito coglie le tue labbra esangui
La tua infinita e fioca perdizione.

Le iridi scolorano
sono pietrisco, asfalto
un candore immacolato
impavesa il tuo cielo.

Tutto si ferma 
i fiumi prosciugano
il vento si tace
il mare e' calmo.

A noi
soltanto un'epica fu concessa
quella del rifiuto
d’un pallido abdicare
nel silenzio della Storia.

martedì 22 aprile 2014

Una donna che piange




Una donna che piange
una donna che muore.   
Chiusa dentro al dolore
Sui sedili d’un'auto.
E nessuno che accorre
e nessuno che accorre.
Una donna che piange
una donna che soffre
nella notte silente
nella notte bagnata
dalle lacrime scure
di una voce spezzata.
E nessuno che grida
e nessuno che grida.
Lei rimane raccolta
nel gran vuoto grondante
e s'accascia sul clacson
che percuote le orecchie.
E' un lamento, preghiera
"aiutatemi, amatemi".
 Una donna che piange
una donna che muore
e nessuno che accorre
e nessuno che accorre. 
Nuda pioggia martella
e confonde le gocce
con i rivoli neri
su quel volto emaciato.
E nessuno che colma
la distanza fra Iddio
e il bisogno d'amore.
Resta sola, stravolta,
quella donna piangente,
mentre stagna nell'aria
un respiro morente.
E nessuno che accorre
non accorre nessuno
a fermare nel tempo
il dolore di ognuno.