lunedì 14 aprile 2014

Figlia - Foglia




Dirti non posso, poiche' tu mi sei,
figlia - foglia.
Amarti non so', perche' tu sei l'amore
figlia - cerbiatta.
Insegnarti non voglio e da te io a volare imparo
figlia - brezza.
Sognarti e' la mia sola liberta'
se tu mi sogni, figlia mia.

Canzone dei libri




I libri devono essere sporchi,
macchiati d'umori incostanti,
suggellati da impronte.
I libri devono avere le orecchie,
come goffi animali sapienti,
brucaliffi acquiescenti.
I libri sono bestie odorose
e hanno vita frusciante 
quando puzzano un poco,
di bisunto, di muffa.
Le parole che han dentro
hanno un senso soltanto
se le vite di molti
se ne sono appropriate. 
I libri sono clessidre immobili,
da cui il tempo rifugge.
I libri sono castelli
 di minuscole pietre preziose,
dai mille colori e riflessi variati. 
Nei libri si nascondono Atlantide, la chimera e Il grisu'.
Dai libri discendono i bit, le rivolte e Gesù.
I libri sono ircocervi
con le corna all’insù
e lo sguardo all’ingiù.

Era di marmo azzurro



Lei era di marmo azzurro.
Piccole vene scure tracciavan la sua pelle,
lenti fiumi di promesse e desideri.
Traspariva.
Era d'una pietra immemore, cosparsa.
Il vento friniva tra i suoi capelli d'oro,
la cifra dei suoi gesti era statuaria e assente.
Fare l'amore con lei fu dissetante, glabro.
Mi uni' al creato,
mi rese atollo e spina, 
mi trasformo' in  solstizio.
Fece di me il mio prima.

Fine annunciata dell'uomo politico



Con gesto solenne
la mano ponderosa
dell’uomo politico
sposta le tende lise
dalla finestra opaca.
Il raggio di sole
lo ferisce tra gli occhi
e illumina
un cupo divagare.
Nella sua mente è il tuono.
La quiete annunciatrice
invece è nella stanza,
ospite discreto
ma degno d’attenzione.

Uomini in grigio
gli hanno parlato di numeri
e di un nome,
il nome di chi odia
e ha la forza per portare
allo stremo quell’odio.
Gli hanno svelato paure,
morti e condanne,
gli hanno versato, densa,
l’ambrosia avvelenata
degli dèi e del destino.

E la  perdizione,
l’abisso,
lo ha fissato negli occhi,
dentro l’anima,
come una scheggia di vetro
che si specchia
nella cornea in attesa.

L’uomo politico sa,
è cosciente.
Le sue malefatte splendono
nell’olimpo dei doveri.
I santi
hanno le corna del diavolo.
I demoni
spiegano ali d’arcangelo.
Le sue buone azioni
giacciono
nella gabbia dei leoni.

Gelide correnti
da nere grotte marine
attraversano
gli occhi azzurri
dell’uomo politico,
scrutano la città
arrotolata nei suoi tormenti.
Qualcuno là fuori
lo odia.
Molti, tra la folla,
lo temono.

Una pallottola è pronta per lui.
La parola fine è scritta
sul libro infervorato della Storia.
E lui lo sa.

Ciononostante
muove il passo
alza lo sguardo
protende il corpo
scende le scale
saluta la scorta
siede nell’auto
si affaccia sul viale
osserva attonito la bellezza del mondo
vede il volto di un Dio misericordioso
spegne la luce del ricordo estenuante
tacita il buio dolore che lo prende allo stomaco.
E si chiude in sé stesso.

Improvvisi,
gli occhi del killer
incontrano i suoi.
Ipnotizzato li ama.
La canna del fucile brunita
sporca di luce il futuro
mentre il colpo
parte esuberante.
il piombo, nero,
si mette, rapido, in viaggio...
poi lui,
l’uomo politico odiato,
muore di schianto
colpito alla fronte
dalla sua stessa
vertigine.

giovedì 5 settembre 2013

Il sangue




Il sangue di molti uomini sgorga dalla mia bocca
fra denti istoriati di battaglie, scoppi, bombardamenti e risa.
Il volto di troppi uomini rivive dentro ai miei occhi
come lanterne di pallidi bivacchi, accesi sulle montagne scure.
La voce supplice di uomini feriti echeggia nell’aria del mio mattino
acqua marina in cielo, puzzo di zolfo in terra.
Non conobbi la guerra, quella di fumo e rabbia,
ma sento in me il frastuono e l’empito della perduta Storia.
Siamo appendici d’un’epica lontana, nostro costrutto è carne,
pulviscolo di ossa e caldo, rosso sangue, il sangue di quegli uomini
che videro la sorte tra schegge e lampi sordi.
Ad essi devo il mio corpo, in essi brama la vita, l’artiglio del presente.
Per essi è giusto ancora combattere e morire.
  


lunedì 26 gennaio 2009

Dentro


Spacco le parole come illusioni
le illusioni come teschi
i teschi come parole.

Conficco le mie unghie
nelle ferite della Storia
e le ferite nel cuore del dolore.

Affondo nell'anima della musica
gli artigli della voce
la voce nella verità
le verità nella musica dell'anima.