giovedì 3 luglio 2008

La lenta strada bianca


La lenta strada bianca
che vide scendere e sudare
i padri dei miei padri
che inanellò morte e desiderio
penetra l'inquieta morale
dell'immorale mia vita
e si confonde nella memoria imperfetta.

Questi alberi
che la seguono come fratelli gelosi
che hanno dato frutti
e rigettato fiori
testimoniano una torva adolescenza
e conservano sulle foglie
in una oscura vena
del moto clorofilliano
l'impronta subliminale della mia voce.

Su queste pietre ardue
che raccolgono l'ombra degli antenati
ci sono tracce
in silenziosa rovina
di una stella solitaria
che splende e piano si consuma.

La lenta strada bianca
di ciotoli e di polvere
snoda conserte
le braccia lungo gli anni
schiude le palpebre
degli uomini caduti.

Io non sò vivere
di voci e di ricordi
amo il presente
e scrivo del futuro
ma qualcuno
qualcosa
nella fumosa strada
dal passato si adira
mi rimprovera
e spezza il fiato
sulla mia schiena ricurva.

Chiede un abbraccio
vitale e impenitente
spiega nel cielo
canzoni e cicatrici.

E' l'eterna seminagione
è una linea lunga e sotterranea
che avvinghia le radici
nel nido della carne
è il grido della stirpe
che affonda la sua voce
nel buio dentro l'anima.

E chiama
ferocemente chiama
ed ama
perdutamente ama.

mercoledì 2 luglio 2008

Lacrime di ferro


Un fuoco testardo crepita nei testicoli del mondo
e sgorga dalle labbra ferite di una caverna
mille metri profondo
sfregia con la sua bellezza di cancrena
le volte a boccascena disadorne
affollate di bianchi scorpioni
fredde e lucenti come zanne di leoni.
Il demone si agita nel ventre del terrore
mentre scatena la forza selvaggia
che apre la scorza della mente.
Furia ed armonia colmano le vene della terra
gli occhi arrossati della montagna
piangono sassi e morene
come lacrime di ferro.

Vizio


Ognuno corre lungo il suo fiume di pietra
libero di amare la propria schiavitù
ma prigioniero dell'essere libero

Ognuno corre lungo un fiume di pietra
e crogiola nel tepore del vizio
l'illusione folgorante della sua beatitudine

martedì 17 giugno 2008

Genova meravigliosa


Com'era ferma Genova
in quelle notti di luna.
Gli amori si consumavano
sotto un tappeto di stelle
ìi baci correvano
sepolti dai vicoli ansiosi.
Tu splendevi
nella tua pelle umida
ed io ti guardavo
scendere in mare
colpire nel segno
la congiunzione astrale.
Il tempo sedeva in un angolo
paziente
ad aspettare.

Com'era ferma Genova
in quelle notti d'azulene.
I gatti suonavano il violino
nei roseti fra le scogliere.
I tuoi seni di conchiglia
si facevano isole
nell'acqua d'argento
e i pesci ipnotizzati
adoravano la dea
invocando prodigi.
Fluorescenti creature
illuminavano il cielo.

Com'era ferma Genova
in quelle notti d'agosto
mentre il caldo miagolava
sui tetti d'ardesia
e stuzzicava
cantastorie e chitarre.
Noi ci sfioravamo
in un'apoteosi di piccole luci
i giovani fumavano l'erba
sotto ai fiori del pitosforo.
Ogni odore era lento
passaggio di vento.

Com'era ferma Genova
in quelle notti d'oriente.
Le auto planavano
a velocità ridotta
senza rumore
con garbo trattavano l'asfalto
come si tratta un dolore.
Noi lasciavamo che il dolce inganno
crescesse ondeggiando.
Non c'era passione felina
ma un quieto racconto
che svelava il profondo.
Dio, o chi per lui,
si acquattava nel buio
e dirigeva un'orchestra
di silenzi e di vuoti.

Com'era ferma Genova
in quelle notti d'estate.
Gli occhi del mistero
accendevano lampare scintillanti
in quelle taciturne notti.
Un mantello di velluto nero
scendeva sulla mia terra preziosa
e socchiudeva la porta, geloso.
Com'era eterna Genova
in quelle notti a bassa voce.

giovedì 12 giugno 2008

L'aspra bellezza dell'inverno


Ghiaccio ferito
e aria fredda
nel vallone
stordito.
Le unghie dell'inverno
hanno strappato al cielo
l'emozione.
Un velo
di bianca sordità
e di scherno
ottempera il destino.
Festino della terra.
Un sole tramortito
sferra i suoi raggi
sul pantano scintillante.
Silenzio.
Silenzio devastante.
Solo il vento
ha diritto
di accantonare brividi
al fondo delle ossa
di provocare lividi
sulla cute che arrossa.
S'apre nel mondo
la gelida riscossa
la dolce distruzione
che spande sul reame
fame
aspra bellezza
eterna contrizione.

mercoledì 11 giugno 2008

I borghesi


Alcuni non han più capelli
ma si fingono arieti
terminators pelati
senza ciuffi, sgraziati.
Tant'altri ricordan cicogne
fogne di nervi e cavetti
alti magri stretti
orme di vermi difformi.
Sono i borghesi
ai loro fili appesi.
Coi loro stracci accesi
le loro donne smunte
rimasugli di step
unte mortadelline di germi.
Con quale dilemma
cadeau, stratagemma
si cuciono addosso lo stemma
dell'arida spocchia che scoppia?
Appaiono scemi
ma siedono ai remi
del grande battello ubriaco.
Poichè loro sono.
Immantinenti esistono
e non escono
dall'insistenza acuta
dell'avido secondo.
D'altronde è in questo mare
che sorgono le onde.
Del resto è in questo cesto
che atroce cresce il mondo.

lunedì 9 giugno 2008

Sorella morte


Abbiamo tutti sorella morte dentro
e ce ne stiamo avvinti nell'immenso
con gli occhi stralunati perduti nel mistero.

Teniamo tutti sorella morte dentro
e non capiamo che a palesarne il volto
l'arcana disgiunzione avremmo noi risolto.