lunedì 14 aprile 2014

Era di marmo azzurro



Lei era di marmo azzurro.
Piccole vene scure tracciavan la sua pelle,
lenti fiumi di promesse e desideri.
Traspariva.
Era d'una pietra immemore, cosparsa.
Il vento friniva tra i suoi capelli d'oro,
la cifra dei suoi gesti era statuaria e assente.
Fare l'amore con lei fu dissetante, glabro.
Mi uni' al creato,
mi rese atollo e spina, 
mi trasformo' in  solstizio.
Fece di me il mio prima.

Fine annunciata dell'uomo politico



Con gesto solenne
la mano ponderosa
dell’uomo politico
sposta le tende lise
dalla finestra opaca.
Il raggio di sole
lo ferisce tra gli occhi
e illumina
un cupo divagare.
Nella sua mente è il tuono.
La quiete annunciatrice
invece è nella stanza,
ospite discreto
ma degno d’attenzione.

Uomini in grigio
gli hanno parlato di numeri
e di un nome,
il nome di chi odia
e ha la forza per portare
allo stremo quell’odio.
Gli hanno svelato paure,
morti e condanne,
gli hanno versato, densa,
l’ambrosia avvelenata
degli dèi e del destino.

E la  perdizione,
l’abisso,
lo ha fissato negli occhi,
dentro l’anima,
come una scheggia di vetro
che si specchia
nella cornea in attesa.

L’uomo politico sa,
è cosciente.
Le sue malefatte splendono
nell’olimpo dei doveri.
I santi
hanno le corna del diavolo.
I demoni
spiegano ali d’arcangelo.
Le sue buone azioni
giacciono
nella gabbia dei leoni.

Gelide correnti
da nere grotte marine
attraversano
gli occhi azzurri
dell’uomo politico,
scrutano la città
arrotolata nei suoi tormenti.
Qualcuno là fuori
lo odia.
Molti, tra la folla,
lo temono.

Una pallottola è pronta per lui.
La parola fine è scritta
sul libro infervorato della Storia.
E lui lo sa.

Ciononostante
muove il passo
alza lo sguardo
protende il corpo
scende le scale
saluta la scorta
siede nell’auto
si affaccia sul viale
osserva attonito la bellezza del mondo
vede il volto di un Dio misericordioso
spegne la luce del ricordo estenuante
tacita il buio dolore che lo prende allo stomaco.
E si chiude in sé stesso.

Improvvisi,
gli occhi del killer
incontrano i suoi.
Ipnotizzato li ama.
La canna del fucile brunita
sporca di luce il futuro
mentre il colpo
parte esuberante.
il piombo, nero,
si mette, rapido, in viaggio...
poi lui,
l’uomo politico odiato,
muore di schianto
colpito alla fronte
dalla sua stessa
vertigine.

giovedì 5 settembre 2013

Il sangue




Il sangue di molti uomini sgorga dalla mia bocca
fra denti istoriati di battaglie, scoppi, bombardamenti e risa.
Il volto di troppi uomini rivive dentro ai miei occhi
come lanterne di pallidi bivacchi, accesi sulle montagne scure.
La voce supplice di uomini feriti echeggia nell’aria del mio mattino
acqua marina in cielo, puzzo di zolfo in terra.
Non conobbi la guerra, quella di fumo e rabbia,
ma sento in me il frastuono e l’empito della perduta Storia.
Siamo appendici d’un’epica lontana, nostro costrutto è carne,
pulviscolo di ossa e caldo, rosso sangue, il sangue di quegli uomini
che videro la sorte tra schegge e lampi sordi.
Ad essi devo il mio corpo, in essi brama la vita, l’artiglio del presente.
Per essi è giusto ancora combattere e morire.
  


lunedì 26 gennaio 2009

Dentro


Spacco le parole come illusioni
le illusioni come teschi
i teschi come parole.

Conficco le mie unghie
nelle ferite della Storia
e le ferite nel cuore del dolore.

Affondo nell'anima della musica
gli artigli della voce
la voce nella verità
le verità nella musica dell'anima.

venerdì 24 ottobre 2008

Equivoci


Il mondo è una
costellazione
di equivoci

Tutto
spinge
e brucia

Nulla
osserva
e tace

L'eclissi
del dolore
è uno stanco mito

Dobbiamo convivere
e apprezzare
la coerenza del suo graffio

L'ebrezza della gioia
è un rapidissimo
schiaffo

martedì 7 ottobre 2008

Deserto


Il deserto è un gravido tappeto
pronto a divampare fiamme

Scarafaggi dorati
si levano in volo
sulle teste azzurre
dei beduini immobili

Tartarughe di seta
camminano in pantofole
lungo la snguigna riva
dei fiumi prosciugati

I deserti sono alcòva di niente
e scrigni dell'eterno tutto

Aironi fossili bianchissimi
scheggiano il vento bollente
ma non lasciano ombre
ricadere al suolo

Cantastorie nomadi
bucati dal sole
stanno proni
davanti alla maestà dei racconti

Nel deserto puoi incontrare l'anima
o perderti nel vuoto del suo miraggio estremo

Il caldo aspro fluttua nell'occhio
visibile al tocco tra le dune
popolate da pastori
che bevono cielo
come acqua di lago

Un fantasma solitario
avanza sulla pista abbandonata
con le labbra spaccate
e un fiore nero
tatuato sulla fronte

Dal deserto non si torna
soltanto ci si perde nel deserto
senza speranze
senza accortezza
ma con un dito di Dio
nella bocca inaridita

mercoledì 17 settembre 2008

Dolce morte


Una coppia di manette velenose.
Due sergenti solforosi.
Le tragiche telecamere pietrificate.

E tu nel mezzo.
Catatonico non propriotonico.

Catalessi di luce.
Lenta disperazione.
Il sole ti guarda.
Nei suoi solfeggi malinconici
la dea della guerra si addormenta.

La tua donna.
Così lontana.
Così bella.
Lo screzio è un intarsio nel petto.
Il ricordo un dolore indigesto.

Presto sarai giustiziato.
Ti raggiungerà una parabola esangue.
L'arte di morire prevede che tu pianga.
Ma tu non verserai lacrime
elisioni del tempo remoto
migrazioni al centro della paura.

Riderai.
Come un delfino guizzerai.
Nell'acqua della notte
nella solituidine erotica
che il vento ti ha portato.

Con il tuo mazzo di carte
per un gioco d'azzardo.
Con il tuo odore di periferia
per una spenta illusione.
Con la tua fortuna immaginata
in uno scrigno di follia.
Con il tuo delitto sulla schiena.

Con la tua donna
così dolce
così bella
così bambina

Come la morte, adesso.
Come la dimenticanza, ora.

Di te resterà il se.
Se avessi avuto.
Se fossi stato.
Se avessi voluto.
Se.