giovedì 11 novembre 2010

La mia danza dei colori


L'autunno è la mia triste danza dei colori.

Spiriti infuocati volteggiano sulla schiena bruna del bosco,

le foglie ingiallite dei tigli parlano una lingua misteriosa.
Di quanto silenzio c'è bisogno per recitare una poesia alla morte?
I danzatori rossi e le ballerine ocra ondeggiano come greggi silenziose,
marrone e verde antico sciolgono la chioma sull'arpa muta del vento.
Io resto qui, vittima omertosa e carnefice di questa fulgida sinfonia colorata.

A breve sarà la notte e tutto affonderà nel suo eterno, uniforme segreto.
Frassini, castagni e quercie, quasi grigi, invocano ossequiosi la dea arancione del tramonto.

lunedì 26 gennaio 2009

Dentro


Spacco le parole come illusioni
le illusioni come teschi
i teschi come parole.

Conficco le mie unghie
nelle ferite della Storia
e le ferite nel cuore del dolore.

Affondo nell'anima della musica
gli artigli della voce
la voce nella verità
le verità nella musica dell'anima.

martedì 16 dicembre 2008

I grandi amori


I grandi amori
non dormono sul dorso
dell'arcobaleno,
se ne stanno muti
seduti
come capi indiani
nelle affollate radure
sfrondate dal vento,
solitari in convento
tra le anime impure.
I grandi amori
sono voci lontane
sonatine migranti
nella pelle del mondo.

venerdì 24 ottobre 2008

Equivoci


Il mondo è una
costellazione
di equivoci

Tutto
spinge
e brucia

Nulla
osserva
e tace

L'eclissi
del dolore
è uno stanco mito

Dobbiamo convivere
e apprezzare
la coerenza del suo graffio

L'ebrezza della gioia
è un rapidissimo
schiaffo

martedì 7 ottobre 2008

Deserto


Il deserto è un gravido tappeto
pronto a divampare fiamme

Scarafaggi dorati
si levano in volo
sulle teste azzurre
dei beduini immobili

Tartarughe di seta
camminano in pantofole
lungo la snguigna riva
dei fiumi prosciugati

I deserti sono alcòva di niente
e scrigni dell'eterno tutto

Aironi fossili bianchissimi
scheggiano il vento bollente
ma non lasciano ombre
ricadere al suolo

Cantastorie nomadi
bucati dal sole
stanno proni
davanti alla maestà dei racconti

Nel deserto puoi incontrare l'anima
o perderti nel vuoto del suo miraggio estremo

Il caldo aspro fluttua nell'occhio
visibile al tocco tra le dune
popolate da pastori
che bevono cielo
come acqua di lago

Un fantasma solitario
avanza sulla pista abbandonata
con le labbra spaccate
e un fiore nero
tatuato sulla fronte

Dal deserto non si torna
soltanto ci si perde nel deserto
senza speranze
senza accortezza
ma con un dito di Dio
nella bocca inaridita

mercoledì 17 settembre 2008

Dolce morte


Una coppia di manette velenose.
Due sergenti solforosi.
Le tragiche telecamere pietrificate.

E tu nel mezzo.
Catatonico non propriotonico.

Catalessi di luce.
Lenta disperazione.
Il sole ti guarda.
Nei suoi solfeggi malinconici
la dea della guerra si addormenta.

La tua donna.
Così lontana.
Così bella.
Lo screzio è un intarsio nel petto.
Il ricordo un dolore indigesto.

Presto sarai giustiziato.
Ti raggiungerà una parabola esangue.
L'arte di morire prevede che tu pianga.
Ma tu non verserai lacrime
elisioni del tempo remoto
migrazioni al centro della paura.

Riderai.
Come un delfino guizzerai.
Nell'acqua della notte
nella solituidine erotica
che il vento ti ha portato.

Con il tuo mazzo di carte
per un gioco d'azzardo.
Con il tuo odore di periferia
per una spenta illusione.
Con la tua fortuna immaginata
in uno scrigno di follia.
Con il tuo delitto sulla schiena.

Con la tua donna
così dolce
così bella
così bambina

Come la morte, adesso.
Come la dimenticanza, ora.

Di te resterà il se.
Se avessi avuto.
Se fossi stato.
Se avessi voluto.
Se.


martedì 22 luglio 2008

Fin de siecle (Capodanno del 2.000)


A 23 heures 30
i manganelli sadici
della polizia
hanno lasciato il posto
ai tragici duelli
fra uomini e coltelli.
Le tempie titubanti
dei teppisti narcolettici
sono corrose
da acidi fluttuanti
e le allucinazioni vorticose
oleose si specchiano
nell'occhio traforato
della violenza
in doppiopetto azzimato.


A 23 heure 40
sul fango annerito delle discoteche
si muore per uno sguardo affilato
breve, irritato, nervoso.
Riflesso purpureo
nelle trame a trecce
di un neurone morente.
Il gioco delle lame
dirama solitudini
dall'erta dei vicoli scuri
sui muri di folla che scende
nell'orgia che sale veloce.

A 23 heures 50
il colore del sangue
profuma le pareti intonacate
densamente corrose
negli androni
degli antichi palazzi.
Razzi balenano
fra pensierosi affreschi
che si staccano dai saloni piovosi
e piombano nel frastuono delle piazze.
Spingendo aull'acceleratore-disintegratore
del tempo
la carcassa di questo secolo cieco
dimena le braccia e poi muore.

Quando la mezzanotte suona
un telo di pietra infelice
si stende sull'acqua marrone
del porto.
Le musiche lunghe del mare
protendono i nervi dal buio
la gola recisa di un uomo
innalza il suo grido furente.

Come sempre
morte e bellezza
hanno bisogno
della stessa maestosa tristezza
e di un'asperrima nota.